Yamamay's Blog

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Archivio per Cucina

I Maasai del Kenya!!

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Vediamo un pò di cultura Kenyota, le popolazioni tipiche, le loro usanze, i loro costumi…uno dei popoli a cui sicuro si è ispirata Yamamay per il catalogo Yamafrica Summer 2009, è il popolo dei Masai, e basta osservare le foto per capire che i colori richiamano perfettamente la collezione Yamamay 2009 per l’estate..

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I Maasai  sono un popolo nilotico che vive sugli altopiani intorno al confine fra Kenya e Tanzania. Considerati spesso nomadi, sono in realtà tradizionalmente allevatori transumanti, e oggi spesso addirittura stanziali. La transizione a uno stile di vita stanziale si accompagna a quella dall’allevamento all’agricoltura come fonte primaria di sostentamento; questa trasformazione è evidente nei clan masai kenioti.

I masai parlano il “maa”, da cui il nome dell’etnia che è da loro pronunciato “maasai”. I masai sono il popolo nilotico che, in Africa, vive più a meridione. È difficile dire quanti siano i maasai, visto che non esistono censimenti accurati ne’ in Tanzania ne’ in Kenya. La tendenza dei censimenti nei due paesi è quella di esagerare il numero di persone appartenenti all’etnia. Da una parte, non tutti gli abitanti dei territori ancestrali dei maasai appartengono a questa etnia; dall’altra, non è semplice censire tutti i maasai vista la tradizione di abitare non in villaggi, ma in case mono o multi-famigliari isolate e distanti tra loro. Francis Mol, il più grande esperto di lingua e cultura maasai, pone la popolazione totale a non più di 600.000 unità, equamente distribuite tra i due paesi dell’Africa orientale che li ospitano.

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ABITAZIONI MAASAI

Le abitazioni dei masai sono tradizionalmente costruite dalle donne con rami e erba intrecciati e poi rivestite di letame. Hanno forma ovoidale e sono disposte in un grande cerchio che serve per proteggere il kraal interno, dove il bestiame dorme la notte. L’intero perimetro è recintato con rami aguzzi e spinosi che proteggono sia i masai che il bestiame da iene, leopardi e leoni predatori.

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Mentre nel passato le abitazioni erano fatte per resistere poco tempo, negli ultimi due secoli i masai hanno danno vita ad una casa (enkang) abbastanza standardizzata.

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L’enkang tradizionale prevede un recinto spinoso all’esterno per proteggersi dagli animali selvatici, e un recinto spinoso all’intreno per mettere il bestiame alla sera. Nel secondo recinto vi sarà anche un reparto separato per vitelli e agnelli. La prima casa sulla destra dell’entrata principale sarà la casa del capo famiglia, la seguente quella della prima moglie. La prima casa sulla sinistra sarà quella della seconda moglie, se presente. A seguire sono le casette per i bambini e le bambine. I figli vivono con la madre fino a circa 5 anni di età, dopo dormono da soli. L’uomo dorme da solo e visiterà la moglie quando necessario. Le singole case sono fatte con sterco mescolato a fango e posto su di una struttura di rami flessibili. La forma è ovale con l’entrata bassa verso il punto di minor larghezza. All’interno la casa è divisa in tre sezioni. Al centro un focolare dove cucinare, ad un capo il letto dell’occupante, dall’altro lato il letto per i bambini o un piccolo ripostiglio. L’altezza massima della casa è di circa 1,5 metri. Tale tipo di costruzione stà ormai sparendo e lasciando il posto a costruzioni stabili in pietra o in laminati metallici.

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L’età è uno degli elementi fondamentali per l’organizzazione sociale. I bambini sono considerati veramente tali dopo una settimana circa dalla nascita, momento scandito dalla cerimonia del nome. È il padre a dare il nome ai figli, a volte la madre da o suggerisce il nome delle figlie. I bambini piccoli, nella vita tradizionale, erano incaricati di far pascolare i vitellini e gli agnelli, le bambine di portare l’acqua, pulire l’enkang e aiutare nella cucina. Ogni 15 – 20 anni, gli anziani decidono l’inizio di un nuovo ciclo di iniziazione. Tutti i giovani non ancora iniziati fino ai bambini di circa 12 anni, vengono a far parte dello stesso gruppo, diviso in due tornate – la destra e la sinistra. Questa divisione verrà mantenuta per tutta la vita. Dopo varie cerimonie, il rito più importante è quello della circoncisione (emorata) che deve essere sopportata in silenzio. Dopo la circoncisione il giovane è considerato un moran, giovane guerriero. Dopo la circoncisione, e per circa 6 mesi, il moran dovrà vestirsi di nero e potrà disegnare sul viso dei simboli usando terra bianca. In questo periodo, i moran vivranno in una casa speciale, manyatta, costruita sul modello dell’enkang, ma senza barriere spinose, inutili visto la presenza di tanti guerrieri. All’incirca al tempo dell’emorata, il gruppo che ha avuto la circoncisione durante l’ultima emorata passerà di grado, diventando guerriero anziano. A sua volta, il gruppo precedente farà il passaggio per diventare anziano (primo grado) con la cerimonia dell’eunoto.

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Le donne hanno un lor rito di passaggio, la mutilazione genitale. La maggioranza dei clan prevede la clitoridectomia, altri richiedono anche l’escissione delle grandi labbra della vagina. Queste pratiche sono sotto accusa. Vietate dalla legge, sono rifiutate da molte ragazze che desiderano invece un tipo incruento di iniziazione. In molte zone, le donne obbligano le figlie alla circoncisione poiché sarebbe impensabile sposare una figlia ad un buon partito senza questa cerimonia. In ogni caso, anche i giovani masai stanno cambiando le loro aspettative e spesso sono loro a spingere per un cambiamento di questo rituale.

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Ricetta Kenyota – Samosas

La seconda ricetta sono i SAMOSAS!!

Una ricetta un pò più complessa rispetto al riso al cocco, ma forse ancor più buona!! I samosas sono dei tringolini di pasta di pane, spesso fritti ripieni di vari ingredienti..la loro costruzione non è semplicissima, e gli ingredienti non sono proprio pochissimi..

Secondo me però è da provare!!!

Ingredienti

2.5 cm di radice di zenzero
6 spicchi d’aglio
1kg di agnello magro (o manzo se si preferisce)
3 grosse cipolle, affettate finemente
1 cucchiaio di mussala
1 cucchiaio di polvere di curry
1 cucchiaio di curcuma
sale a piacere
1 kg di pasta di pane, farina, olio.

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Preparazione

Sminuzzare per bene lo zenzero e l’aglio. Combinare con la carne, le cipolle, il mussala, la polvere di curry e la curcuma. Saltare in una casseruola a fondo spesso, senza aggiungere grassi a fuoco basso per 30 minuti, mescolando occasionalmente e spezzettando la carne. Scartare il grasso. Tagliare i fogli dell’impasto all’uovo in strisce di circa 7.5/15.5 cm. Piegarli per formare una tasca triangolare. Riempire la tasca con del preparato di carne. Sigillare tutti i lati aperti con della pasta fatta con farina ed acqua. Si può terminare con un triangolo di pasta di carne stufata. Friggere in abbondante grasso le samosas ripiene, qualcuna alla volta, nell’olio fino a doratura. Scolare e tenere calde. Dopo la frittura e un veloce raffreddamento le samosas possono essere congelate. Per servirle scaldarle nel forno caldo (200°C) fino a che siano molto calde.

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Qualcuno provera a cucinarle??

Ricetta Kenyota – Riso al cocco – Wali wa Nazi

Ecco che inizia l’esplorazione della cucina Kenyota e delle ricette che la caratterizzano, diciamo che ho deciso di fare tipo rubrica culinaria, sperando di ricevere risposte da voi..

La prima ricetta che presento mi ha intrigato moltissimo e si chiama “Wali wa Nazi”, più riconoscibile per noi come RISO AL COCCO!!!

pic7eBgxkE’ una ricetta relativamente semplice da preparare, e gli ingredienti sono di facile reperibilità. Vediamo di cosa deve essere fornita la nostra cucina per gustarci questo piatto tipico del Kenya..allora..

Ingredienti

¼ di riso crudo, polpa bianca di 1 grossa o 2 piccole noci di cocco grattugiata, acqua, sale.

Il cocco è quindi elemento essenziale..

Preparazione

Coprire il cocco grattugiato con l’acqua bollente e spremere la prima parte di latte denso/cremoso. Mettere questo da parte.
Aggiungere più acqua calda e schiacciare ancora per ottenere un latte meno denso. Lavare il riso tre volte in acqua fredda. Mettere il latte di cocco ottenuto in una casseruola con un po’ di sale e lasciare che raggiunga quasi il punto d’ebollizione. Aggiungere il riso lavato e mescolare attentamente.
Continuare a mescolare così da evitare che si bruci. Aggiungere il latte di cocco denso/cremoso e continuare a mescolare. Il fuoco deve essere moderato. Coprire il riso con della carta assorbente, mettere il coperchio sulla pentola ed un peso per sigillare, cuocere al vapore per circa 25 minuti a fuoco molto basso fino a che sia pronto per essere servito.
Il riso al cocco può essere servito con del pollo o il pesce o da solo con verdura o con curry.

 

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Yamamay Imagination

Nuovo concorso di Yamamy per dare a tutti la possibilità di diventare Stilisti e Sviluppatori di idee creative…prometto che scriverò un articolo più dettagliato tra qualche giorno..bacini a tuttiii!!!
http://www.yamamay-imagination.it/web/pagine/

 

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